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Incontrare la propria ombra

«Questo incontro con se stessi è, prima di tutto, l’incontro con la propria ombra.» Una riflessione su ciò che tendiamo a respingere di noi stessi e sul modo in cui può tornare a farsi vedere negli altri.

Nota d’autore

Approfondimento

«Questo incontro con se stessi è, prima di tutto, l’incontro con la propria ombra.»

È una delle formulazioni più nette con cui Carl Gustav Jung introduce il confronto con l’ombra: la parte della personalità che l’Io fatica a riconoscere come propria e che può raccogliere qualità, impulsi, desideri e possibilità incompatibili con l’immagine che abbiamo imparato a mostrare di noi stessi.

La citazione viene spesso associata ad Aion, ma la formulazione compare in Gli archetipi e l’inconscio collettivo, Collected Works, volume 9, parte I, pagina 21. In Aion, volume 9, parte II, Jung torna comunque sullo stesso nucleo quando descrive l’ombra come un problema morale: prenderne coscienza significa riconoscere come presenti e reali aspetti della personalità che preferiremmo attribuire altrove.

Ed è proprio qui che entra in gioco la proiezione.

Nel 1997 Leonard S. Newman, Kimberley J. Duff e Roy F. Baumeister pubblicarono sul Journal of Personality and Social Psychology lo studio A New Look at Defensive Projection: Thought Suppression, Accessibility, and Biased Person Perception. I loro esperimenti mostrarono che tentare di non pensare a un tratto personale sgradito può renderne il concetto più accessibile e favorire la tendenza a leggerlo nel comportamento degli altri.

Non significa che ogni giudizio negativo sia una proiezione, né che basti accusare qualcuno di qualcosa per dimostrare di possederla. Significa piuttosto che ciò che cerchiamo con maggiore forza di tenere fuori dalla nostra immagine cosciente può continuare ad agire nel modo in cui interpretiamo il mondo.

È un’idea che appartiene naturalmente anche a Ombre Quotidiane: l’ombra non è soltanto ciò che si nasconde nel buio, ma ciò che diventa difficile riconoscere quando ci riguarda troppo da vicino.

Per questo incontrare la propria ombra non equivale a celebrarla o a lasciarle il comando. Significa smettere di trattarla come se appartenesse sempre a qualcun altro.

Riferimenti:

Carl Gustav Jung, Gli archetipi e l’inconscio collettivo, CW 9, parte I, p. 21.

Carl Gustav Jung, Aion: Ricerche sul simbolismo del Sé, CW 9, parte II, par. 14.

Leonard S. Newman, Kimberley J. Duff, Roy F. Baumeister, A New Look at Defensive Projection: Thought Suppression, Accessibility, and Biased Person Perception, Journal of Personality and Social Psychology, 72(5), 1997, pp. 980–1001, DOI 10.1037/0022-3514.72.5.980.